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Il litio residuo delle batterie usate diventa una nuova lamina metallica: recuperato il 98% in laboratorio

Un processo elettrochimico estrae litio da polvere che simula batterie litio-ferro-fosfato esauste e lo ricostruisce come sottile elettrodo. Celle di prova mostrano prestazioni misurabili, ma non è ancora un impianto industriale di riciclo.

NOTIZIA IN BREVE

Un mediatore redox favorisce il recupero del litio residuo da polvere che simula batterie litio-ferro-fosfato a fine vita e può essere rigenerato.

L'estrazione finale del litio nel sistema testato raggiunge il 98%, producendo direttamente sottili lamine di litio metallico.

In test distinti, celle simmetriche hanno funzionato oltre 1.200 ore e celle abbinate a catodo NCM811 hanno mantenuto il 91,4% della capacità dopo 400 cicli.

PERCHÉ CONTA

Riciclare batterie non significa soltanto separare metalli. Riottenere un materiale già utilizzabile come elettrodo potrebbe ridurre alcuni passaggi della filiera, se il processo reggerà su rifiuti reali.

Il recupero quasi completo misurato in un sistema controllato non dimostra da solo costi, emissioni o recuperi equivalenti in un impianto che tratta batterie di provenienze differenti.

CHE COSA È ORA POSSIBILE

Before: recovering lithium from spent LFP and making metal electrodes were separate steps. Now: a tested laboratory route directly links these operations.

COSA LO HA RESO POSSIBILE

Un mediatore elettrochimico trasferisce elettroni durante il trattamento della polvere LiFePO₄, favorendo il rilascio del litio senza consumarsi definitivamente nel ciclo proposto.

Il litio recuperato viene depositato come metallo in sottili lamine con uno strato superficiale preformato, progettato per contrastare reazioni indesiderate.

LA STORIA

Una batteria al litio, quando smette di essere utile, conserva parte di un materiale troppo prezioso per essere sprecato. Ma recuperarlo non basta: bisogna trasformarlo in qualcosa che possa rientrare in una nuova cella. Uno studio pubblicato su Nature Communications il 15 ottobre 2026 ha mostrato in laboratorio un passaggio diretto da polvere che simula batterie litio-ferro-fosfato esauste a sottili lamine di litio metallico. Gli autori riportano un'estrazione finale del 98% del litio disponibile nel materiale sperimentale.

Le batterie al litio-ferro-fosfato, spesso indicate come LFP, sono diffuse perché non richiedono nichel e cobalto nel catodo. Anche dopo l'uso, però, il materiale può conservare litio recuperabile. Molti processi di riciclo puntano a sciogliere e separare elementi da trasformare successivamente in nuovi composti. Qui il gruppo ha usato un mediatore redox che assiste il trasferimento elettronico, permettendo di estrarre il litio dalla polvere e di rigenerare il mediatore all'interno dello schema di processo.

Il prodotto ottenuto non è una polvere qualsiasi, ma una lamina metallica sottile destinata al lato negativo di una nuova batteria. Lo spessore può essere regolato e sulla superficie si forma un'interfaccia che, secondo i test, rende il materiale meno sensibile alla corrosione dell'aria e ai cambiamenti di volume. La quantità di litio utilizzabile in un elettrodo di prova corrisponde a 4,14 milliampereora per centimetro quadrato: un dato di capacità areale, non l'autonomia di un veicolo.

Per verificare che il materiale recuperato potesse funzionare, gli autori hanno eseguito protocolli elettrochimici distinti. Celle simmetriche litio-litio hanno operato per oltre 1.200 ore alla densità di corrente di 1 mA per centimetro quadrato e con 1 mAh per centimetro quadrato di capacità per passaggio. Accoppiando le nuove lamine con catodi NCM811, altri dispositivi hanno conservato il 91,4% della capacità dopo 400 cicli in condizioni di prova definite. Non sono 400 cicli di un pacco batteria commerciale e non si devono sommare i due test come una singola durata certificata.

La cautela più importante è nel punto di partenza: lo studio usa polvere che simula batterie esauste, non tonnellate di rifiuti raccolti con impurità, adesivi e composizioni differenti. La rigenerazione del mediatore è promettente, ma bilancio energetico, sicurezza nella gestione del litio metallico, resa industriale e costi richiedono ancora prove. Il cambiamento dimostrato è che recupero chimico e costruzione di un nuovo elettrodo possono essere uniti in un processo sperimentale, riducendo potenzialmente i passaggi intermedi.

COSA SAPPIAMO

Nel materiale LiFePO₄ simulato è stato recuperato il 98% del litio finale disponibile nel processo. [1]

Il processo forma lamine di litio metallico con capacità areale di 4,14 mAh/cm².

Celle sperimentali hanno mostrato oltre 1.200 ore in protocollo simmetrico e 91,4% di ritenzione dopo 400 cicli in un altro protocollo.

COSA NON SAPPIAMO

Non è dimostrata l'efficienza su lotti commerciali eterogenei di batterie raccolte.

Mancano costi e bilancio ambientale completi di un impianto industriale.

La sicurezza e la durata di celle commerciali costruite con queste lamine non sono stabilite.

COSA SUCCEDE ORA

Testare il processo su batterie realmente dismesse e contaminazioni tipiche.

Verificare recupero energetico, fabbisogno di reagenti e rigenerazione del mediatore in cicli continui.

Produrre lamine e celle più grandi per valutare sicurezza, durata e costi reali.

TRACCIA DELLE FONTI

  1. Electrochemical recycling recovered 98% of residual lithium from simulated spent LFP powder.

  2. Recovered lithium formed thin foils with 4.14 mAh/cm2 capacity.

  3. Li|Li symmetric test cells operated over 1200 hours at 1mA/cm2 and 1mAh/cm2.

  4. NCM811 paired cells retained 91.4 percent capacity after 400 cycles under study conditions.

FONTI

  1. Closed-loop upcycling of residual lithium in LiFePO4 into tunable thin lithium metal electrodesNature Communications · 2026-10-15 · Class A · peer-reviewed laboratory closed-loop recycling and working electrochemical test cells · primary physical laboratory experimentApri fonte

PROVE ATTUALI

STUDIO PEER-REVIEWED

COSA CAMBIEREBBE QUESTO?

  • Esperimenti su rifiuti LFP autentici verificherebbero la robustezza del riciclo.
  • Un bilancio energetico indipendente chiarirebbe la sostenibilità ambientale.
  • Dimostrazioni pilota potrebbero confermare resa e durata degli elettrodi.